Io e Te – Ti ho incontrata una sera.

Io te ti ho incontrata una sera, per sbaglio, stavi dalle parti di un’amica comune, ed io non sapevo cosa ci facevo lì, quella sera, perché avevo troppi pensieri brutti per la testa, e non avrei voluto essere proprio da nessuna parte, ma tant’è, ci sono quelle persone che capiscono al volo che tu stai male, anche se non glielo dici, e ti riescono a coinvolgere per un bicchiere di vino, o per una chiacchiera, o con la scusa che ti devono chiedere qualcosa di cui hanno bisogno, poi solo poi, ti accorgi che sanno che eri tu che avevi bisogno.
E insomma, c’eri te, e lì per lì manco ci avevo fatto caso, che ce ne avevo mille da pensare, e forse il bicchiere ci stava davvero bene tanto per addolcire la testa, però c’eri te, e me ne sono accorto
sai perché?
perché sei entrata in punta di piedi, mica hai fatto come tante o tanti che gridano per farsi sentire, o si vestono troppo a festa, o si mettono un niente addosso, mica ti volevi fare notare, mica hai detto sono arrivata, ora tocca a me parlare. No, niente di tutto questo, hai detto una frase, curata, calma, tenera, e manco parlavi con me, ma con lei, e però dopo un poco quella frase mi è rimbalzata nel cervello, che mi sono detto, o cazzo, ma che bella cosa, e allora ti ho guardata. Seh, guardata.
E chi riusciva a guardarti.
Te ne stavi lì sorridente e presente, mica come una che se la tira, che la guardi perché un po’ ti sta sul cazzo e un po’ vuoi capire dove voglia arrivare.
Avevi la luce attorno, io manco ti riuscivo a vedere, ma intuivo il sorriso.
Quella, l’amica nostra comune, stava passando un brutto quarto d’ora, però tu eri arrivata e l’avevi fatta sorridere, e pure io che ho le maniere rudi che tutti mi dicono che sono un orso, e mi sta pure bene perché gli orsi mi piacciono, si fanno i cazzi loro tutto il giorno, vagano, camminano, poi si avvicinano agli altri e i più stupidi si mettono paura perché non capiscono il linguaggio degli orsi, e pochi altri invece ci si mettono a parlare, e ogni tanto gli allungano una carezza attenta, ma ora questo non c’entra, insomma dicevo che l’avevi fatta sorridere e allora ci siamo presentati in maniera formale, giusto il nome, tanto per sapere con chi stavo parlando, poi ciao ciao, e manco credevo che ti avrei rivista più.
Poi un giorno ti ho vista che ti provavi un paio di scarpe, ho osservato dalla vetrina che ti accarezzavi la caviglia con la mano e quel gesto mi piaceva tanto e allora sono entrato, ti ho sorriso e te l’ho detto, e tu invece di mandarmi affanculo, mi hai risposto che anche a te piacevano le mani e i piedi, e allora abbiamo iniziato a parlare, insomma, io parlavo come faccio sempre quando sono nervoso, e mi metto pure a ridere senza motivo, e tu ascoltavi ed io pensavo ora mi manda in culo con una scusa e se ne va, e infatti dopo un poco te ne sei andata, ma senza mandarmi in culo, dicendomi, dai, ci sentiamo presto, ma io non ci ho creduto, però eri stata gentile.
C’era freddo, me lo ricordo, e le luci di Natale erano accese, che a me mi danno sempre questa sensazione di finta allegria, cioè che se uno ha i soldi allora Natale è allegro, se si puzza dalla fame non gli rimane che guardare i figlioli pensando che non cambia mai un cazzo.
Passato Natale ci siamo incontrati di nuovo, che questa città sembra pure grande e c’è un mucchio di gente che prima la conosci e poi dato che la conosci cerchi di evitarla, e stai sempre con i quattro amici tuoi, ci stai talmente tanto che non sai più che cosa dirti, e ti ho rincontrata e stavolta eri te che eri triste, e ho scoperto che quando sei triste mica fai casino come faccio io, che faccio casino perché non voglio pensare, no, tu ti rintani e ti metti a leggere o a scrivere, ed ecco che la tristezza prende forma, diventa una cosa solida che la puoi pure prendere a calci, e allora eri talmente triste che ho fatto quello che mi viene meglio fare, ho fatto il buffone, e dopo un poco ti è spuntato mezzo sorriso sull’angolo della bocca, e io ti ho detto, hai visto che ti ho fatto ridere, e tu, sorridere, non ridere, e io, è uguale dai, e allora hai riso per davvero, e ci siamo bevuti il primo bicchiere di vino assieme, e poi abbiamo cominciato a parlare, fitto, fitto, sempre di più, e lo sai che con te mica mi capitava di non avere altro da dire, e nemmeno a te, che forse ci scoprivamo, e tutto quello che di bello avevamo veniva fuori, e ce ne stupivamo perché manco sapevamo di averlo, e forse era proprio lì che aspettava che uno riconoscesse il bello nell’altro, era lì che dormiva, e tutto ad un tratto si era svegliato, e ora veniva fuori.
E poi abbiamo cominciato a cercarci più spesso e manco ce ne fregava assai delle ore che passavano, anzi, più ci parlavamo e più ci cercavamo, e poi ogni tanto te t’incazzavi col mondo e ti rintanavi, però poi mi chiamavi e ci vedevamo o ci sentivamo, e un paio di volte ti sei incazzata pure con me, che a me mi veniva il terremoto nello stomaco, e la prima volta ho detto mamma mia, mò l’ho persa senza nemmeno averla, la seconda pure, la terza ho capito che quando t’incazzavi volevi essere abbracciata perché piano piano venivano fuori tutte le tue ferite e le tue cicatrici e abbiamo giocato a farle combaciare con le mie, e alcune sembravano specchiarsi, altre le ho dovute imparare, perché volevo impararle, perché se le imparavo ti conoscevo meglio e forse non dicevo delle cazzate quando ne parlavamo.
E poi io mi ero innamorato di te quando ti avevo visto provare le scarpe, te non lo so, non ho mai capito bene quando, so che un giorno camminavamo in un prato e c’era un albero di ciliegi che era fiorito, e mi dicesti che mi avresti voluto baciare, ma non l’hai fatto e figurati se io avevo il coraggio di farlo, che se poi scappavi come ti rincorrevo.
E poi però una volta ti ho baciata, ma manco te ne sei accorta, mi sa che ti eri addormentata, e quando hai aperto gli occhi non mi hai rimproverato, ma forse stavi ancora da un’altra parte.
Poi ti sei innamorata di me, e mica so bene perché. So che quando me lo hai detto è stata una cascata che arrivava direttamente dal cielo, so che quando me lo hai detto, poi mi sono messo in macchina e ho cantato a squarciagola, so che quando me lo hai detto mi sono sentito vivo.

Ora viviamo qui, nella terra di mezzo del nostro mondo, e io non sono mai stato così bene in un posto.

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