Cinquanta sfumature di me

Soffio sputo corro calcio cado salto impreco prego esulto rosico piango rido urlo canto gioisco saluto.
Lego i capelli con il cordino alla fronte, mi faccio il segno della croce, saltello a piedi uniti, mi accodo al capitano, percorro il tunnel, alzo lo sguardo. Il boato esplode, mi riconoscono, mi attendono al varco.
Sono un gladiatore di questi tempi, panem et circenses, da ora alla fine dei prossimi novanta minuti terranno il fiato in gola solo per farlo esplodere in una parola di tre lettere dalla potenza squarciante.
Gol.
Lascio fuori da me tutti i pensieri del quotidiano, sono un leone pronto a sbranare, una macchina che si mette in moto, un aereo che raccoglie il flusso delle correnti. Corro corro corro tocco palla dribblo la scambio tiro.
Tiro più forte che posso, di destro, di sinistro, di testa, ogni volta ci metto tutta la forza che possiedo solo con lo scopo di vedere la sfera gonfiare la rete, girare ancora un po’ e fermarsi lì, osservare gli occhi del portiere annebbiati dalla resa, raccogliere nelle mie orecchie il tuono fragoroso che si espande nell’aria e poi correre verso la bandierina del corner, improvvisare la danza della gioia, mentre una mano, due, tre, cento, mi raggiungono a decretare il trionfo.
Sono un giocatore di pallone, sono l’eterno ragazzo diventato milionario, sono lo scugnizzo che viaggia in Ferrari, sono la figura nel poster, i trenta secondi d’intervista a fine partita, sono colui cui a venti anni si chiede di essere più maturo di coloro che a cinquanta urlano dalle loro poltrone, sono il divo delle folle e delle veline, sono l’invidiato e l’adulato, sono carta vincente e pronta allo spariglio, l’oppio dei popoli e la voglia di rivincita, sono colui che innesta i sogni e domani se ne va, sono il mercenario da milioni a stagione che esibisce la sua fedeltà davanti al conto in banca, sono quello nato nella polvere e arrivato nell’oro, sono il mio destino appeso ai piedi e il mio futuro regalato agli avvocati, sono quello che voi vorreste essere e non riuscirete mai, sono stato toccato da dio e idolatrato dagli uomini.
E cinquanta e cento altre sfumature di me stesso.
Sono Edinson Cavani, e domani me ne vado a Parigi.

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2 pensieri riguardo “Cinquanta sfumature di me

  1. se ne va. Giusto così, i soldi comandano. Ma sti “campioni” che quando approdano in qualche squadra italiana ringraziano dio, la loro fede, parlano di maglia come seconda pelle, sono un po’ nauseanti!

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