I Miracoli di Valeria

Facile a dirsi, per il signor padrone, campare a millecento euro il mese.
Valeria osserva le sue scarpe buone, e prova a ricordare quando le ha comprate, se due, o tre anni fa, alla svendita di quel negozio che chiudeva i battenti. Trentanove euro strappati alla spesa settimanale, rimediati centesimo su centesimo dai resti del supermercato, anzi del discount, che prima pareva che ci andassero solo gli extracomunitari, e ora la fila alla cassa la fanno pure le mogli degli impiegati.
Guido è in fabbrica da una vita, ma lo stipendio pare fermo da due, e se prima si mangiava la carne anche due volte a settimana, se la frutta non mancava mai, se la verdura era quella del fruttarolo, ora la pastasciutta tiene banco sei giorni su sette, la domenica tanto si va da mamma.
Valeria tutte le mattine prepara la colazione per Pietrino, che sia bella abbondante, che non abbia bisogno di prendere la focaccia dal bidello del liceo, e meno male che il ragazzo non ha pretese sul vestire, con due paia di jeans ci fa estate ed inverno, il giaccone gli va bene quello del cugino che li cambia tutti gli anni, le scarpe solo polacchine, le Clark dei poveri. Se solo non tenesse i capelli così lunghi, sto figlio.
Guido al lavoro ci va con i mezzi, l’automobile la vede solo alla catena di montaggio, quella vecchia di quando si sono sposati ha tirato le cuoia, e pure il meccanico l’ultima volta si è arreso.
Meglio, niente assicurazione bollo benzina, qualcosa di più rimane, almeno con le sigarette non si sente in colpa a comprarle, che è l’unico vizio che può permettersi.
Quando sono arrivate le lettere a primavera, tutti lo sapevano che toccava a uno su due, e in silenzio aspettavano di vedere chi sarebbe stato chiamato.
Che il signor padrone dice che qui in Italia ci rimette a fare le macchine, che in America mica ci stanno i sindacati che rompono le balle come qua, che è tutta colpa degli operai se le cose non vanno, che bisogna lavorare di più, e magari come premio ti fanno lavorare ancora.
Valeria tiene i cordoni della borsa, ci fa campare tre persone con quei millecento, li fa uscire puliti i suoi uomini, li sfama, ogni giovedì si compra la Settimana Enigmistica, e quando è sola si fa tutti i giochi, è brava, risolve pure Bartezzaghi, del resto a scuola i professori la tenevano in considerazione, glielo dicevano di continuare a studiare, che lei la laurea se la poteva prendere, ma chi ce li aveva i soldi per studiare, figlia di operaio e moglie di operaio, che prima andava pure a servizio dalla Signora Gualtieri, poi la Signora era morta, e non aveva trovato niente vicino casa, e manco poteva camminare tanto, con quei dolori che si ritrovava alle gambe.

E poi la sera Guido e Pietrino a cena si parlano, si scambiano le opinioni politiche, che sì, tutti e due stanno a sinistra, ma Guido non capisce che sinistra è quella di Pietrino che a sua volta al babbo gli dice che la sua, sinistra, non lo è più.

E quando stanno per litigare, ad un certo punto, si mettono a ridere, e Valeria ride con loro. Perché se vedono il signor padrone apparire alla televisione, gli insulti arrivano uguale da babbo e figlio, e lei pensa, vaffanculo signor padrone, te avrai pure i soldi e i leccaculo ai tuoi piedi, ma te non ridi mai.
Io si, noi si, tu no.

E la notte, quando si butta sul letto, le viene da dire a quel dio a cui non crede, te i miracoli hai mandato tuo figlio a farli, noi tre si fanno tutti i giorni.

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