La Vecchia Puttana

Sono stata ferma sullo scoglio per tanto tempo.
Vento, sole, acqua, sale, polvere, pioggia, bufera, stelle, luna, freddo, caldo.
Mi è scivolato tutto addosso, condito dalla mia suprema indifferenza verso quello che accade al di fuori di me, dalla corazza con cui mi riparo.
I miei occhi sembravano immobili, il mio respiro inadatto alla vita, solo il capo, con movimenti lentissimi, a volte rivelava il mio essere in vita. La gente passava e mi vedeva così, alle prime incuriositi, poi incuranti del mio essere.
Bambini che mi additano, qualcuno più sfrontato mi tira un sassolino, a volte rimbrottato, altre incoraggiato dai compagni di gioco.
La Vecchia Puttana, mi chiamano, come una vecchia puttana che batte e nessuno guarda più.
Ma tutto sommato mi lasciano in pace.
Testimone ingrigita dei giorni, sentinella muta del passaggio degli anni, delle persone, delle loro storie.
Ormai sembro far parte del paesaggio, Josè non mi ha nemmeno vista. E dire che invece io lui lo guardo sempre, con piacere nascosto.
E’ bello, Josè, col fazzoletto al collo, rosso come il sangue, con i capelli corvini e ricci, con gli occhi profondi come un pozzo senz’acqua.
Di qua ci passa spesso, a volte solo, per andare in paese, a volte con una ragazza. Con le ragazze ci sa fare, le fa ridere, le sa baciare, le sa far abbandonare ai suoi abbracci. Si mettono sempre dietro uno scoglio, dove la gente che passa non li possano vedere, io, non faccio testo, io, loro non vedono me, ed io in cambio assisto mura ai loro inni alla vita.
Dopo, si alzano e se ne vanno, a volte ridenti, altre silenti.
L’amore ti fa strano, non sai mai se le cose dopo saranno come prima.
Teresa è diversa dalle altre, Teresa passa con Josè, ride con lui, forse a volte di lui, e ride che pare che le onde del mare facciano festa a quel suono, e ride che le perle della sua bocca illuminano i volti di chi le sta accanto.

Josè la guarda, la stringe, la abbraccia, lei ride.
Josè la ferma, la adula, le sussurra all’orecchio, lei ride.
Josè s’inginocchia, le prega l’amore, le tiene le caviglie, lei sorride.
Josè la stringe più forte, la trattiene si butta su di lei, lei non sorride, non ride più.
Teresa urla, Josè ansima, Teresa piange, Josè la schiaffeggia, Teresa muta, Josè esplode.
Vedo il sasso che si abbatte.
Una, due, tre volte.. Josè si allontana.

Mi muovo, con estrema lentezza. La fatica si sposa alla disperazione dell’immobilità perduta. Arranco, fino a dietro lo scoglio che era dell’amore.
Del corpo di Teresa non vi è traccia, solo un fazzoletto rosso, accanto, seminascosto da un sasso. Mi ci siedo sopra.

La cercano, dapprima la madre, poi il padre e i fratelli.
Poi la polizia, la gente del villaggio, persino Josè.
Che non cerca solo Teresa, fruga in ogni piccolo buco, sotto ogni piccolo cespuglio.
Frugano ogni angolo, ogni anfratto, osservano il mare sotto di noi.
La madre è disperata, il padre si accascia con la testa tra le mani.
Un bambino mi osserva e dice che è strano, ma la Vecchia Puttana non è mai stata dove è ora.
Tutti lo guardano, come se dicesse una sciocchezza, ed io giro il capo verso di lui.
Poi mi muovo, a fatica, mentre tutti gli occhi puntano su di me.
Il fazzoletto rosso di Josè appare, lui sbianca, i poliziotti lo guardano.
Josè si lancia su di me, mi prende a calci, mentre lo fermano mi urla che sono una vecchia puttana, ancora una volta.

Le tartarughe non piangono, ma ora lo farei volentieri.

Annunci

4 pensieri riguardo “La Vecchia Puttana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...