Concerti di Natale

C’è la luna sui tetti e c’è la notte per strada le ragazze ritornano in tram

Poldo è accucciato accanto a me, sente freddo. Un cane lupo che ha freddo, non ha preso proprio nulla della sua progenie.
Ficca il naso sotto la coperta, e non capisco se è per ignorare il mondo, o me. Lo accarezzo, emette un brontolio sordo, giusto per far sapere che non dorme.
Mi sgranchisco le dita, provo a metter giù qualche accordo. La gente passa, mi guarda, incuriosita e scocciata, nel timore che gli possa portar via qualche euro, i bimbi indicano prima il cane, poi me, sorrido, attacco. Comincio sempre con un classico, Greensleves, chissà perché mi ha sempre ricordato Robin Hood. La gente rallenta inconsciamente, capisce che ci so fare con le note, mi osserva più attenti, qualcuno si ferma. Poldo tira fuori il naso.
Secondo pezzo, Me and Bobby Mc Gee, con la voce roca che mi ritrovo, sono un ottimo contraltare a Janis, e c’è sempre una mezza bottiglia di Southern Comfort a darmi di mano.
You’ve got a friend, qualcuno accenna qualche strofa, Father and son, piovono spiccioli nella custodia, Imagine, il solito coglione fa la scena con l’accendino.
Mi blocco. Li osservo io, adesso.
Attendono la prossima canzone, li ho in mano.
My way, ora.
Ma nella versione di Sid Vicious, Poldo ulula, la gente sgrana gli occhi, vanno via. Rido.

Buon Natale.

E tu scrivimi, scrivimi se ti viene la voglia e raccontami quello che fai

Piove, cazzo, piove sempre, da ste parti. Freddo cane e piove. Ma il lavoro c’è, e qui tocca stare. Stasera mi bevo una cosa calda, entro al bar.
Il calore e le urla mi investono improvvise, puzza di profumo a buon mercato, facce paonazze dall’alcool, parole che scivolano biascicate a metà tra il dialetto e la grappa.
Uno vestito di verde che intona cori sui napoletani, gli atri applaudono, tre o quattro baldracche che si strofinano ai più grossi.
Li ignoro, e vado al bancone, ma so già che è una scelta sbagliata. Chiedo una birra, con la voce più piatta che posso fare, il barista mi guarda, schifato, e me la dà.
Senza il bicchiere.
Che di solito, così la bevo, ma lo decido io, semmai.
Glielo chiedo, fa finta di non sentire. Alzo la voce, e mi guarda incazzato, poi me lo tira quasi addosso. Mentre lo prendo al volo, avverto gli sguardi divertiti dei visigoti del cazzo accanto a me.
Rido. Rido più forte, ancora più forte.
Quelli si avvicinano minacciosi, li osservo calmo, il bicchiere stretto nella mano.
Comincio a fischiettare Je sò pazz. La canto… nun ce scassat o cazz…..
Il bestione più alto di tutti, urla, lasciatelo a me.
Ecco, appunto.
Mentre mi prende la giacca e me la strattona, gli metto la pistola sotto il naso.
Si blocca.
Non riesce nemmeno a leggere il tesserino, dove c’è scritto Carabiniere scelto Salvatore Passaro. Lo porto via con me, ma prima bevo la birra.
In macchina attacco a manetta Pino Daniele.

Buon Natale

Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano come un treno dentro a una galleria tra due giorni è Natale e non va bene e non va male buonanotte torna presto e così sia.

– “ Senta la sbarra non si apre!” – Dove è entrato signore ?
– Pisa Nord.
– Va bene, vada.

Li vedo passare rallentare il giusto necessario per far si che la sbarra del telepass riceva il segnale, e poi di nuovo via. Cerco di immaginare le destinazione, le provenienze, le parole e i silenzi dettati dai chilometri da fare. Immagino i sorrisi complici degli amanti, la furia cieca dei manager, la preoccupazione della madre, la corsa del dottore.

Immagino che ognuno di loro abbia la radio accesa, o un cd che faccia da colonna sonora. Quei due lì sono da Brubeck, lo so. Quello ?, quello Pupo, e quello sulla BMW Mina, questo sul fuoristrada Gipo Farassino, questi nella Dacia son carini, si vede che si amano, questi sono da Fossati.

Sparata a palla, la golf nera, con quattro sballati a bordo, è da sirena di polizia, speriamo non da ambulanza, la ragazza col cane canticchia Baglioni, quelle tre, madre figlia e nonna, ascoltano Heidi e la cantano assieme sorridenti.

Levo le cuffie, alzo il volume. Eddie Vedder, Society. Non posso fumare, durante il turno, ne metto una spenta in bocca.

Alzo ancora il volume. Mi bruciano lacrime, per la mia ultima sera di lavoro.
Da domani per strada, ma a piedi.

Buon Natale.

se cammini nel mattino e ti addormenti di sera e se dormi, che dormi e che sogni che fai.

Ti cantavo le canzoncine di Natale, quando avevi appena due mesi, l’anno dopo le avresti ripetute cin quella maniera buffa, cicco bè, cicco bè, ciccociccobèèèèèèè !
Ti osservavo piccola e già incazzosa, ti offrivo il mio braccio da succhiare al posto del ciucciotto, che l’hai sempre sputato.
L’aria era calda nella casa umida, si faceva di necessità virtù, e tu non potevi sapere le mie lacrime di disperazione sulle bollette del metano.
Nella sala si radunavano le nostre famiglie, tu, al centro dell’attenzione, io perdevo già i capelli, scartavi regali che ti accendevano sempre il sorriso.

Mettevo spesso Peter Gabriel sul piatto, in quel periodo, Don’t give up, come augurio di non mollare mai.
Non l’hai mai fatto, figlia mia.
Hai inseguito i tuoi sogni, ne hai costruiti dove c’era deserto, ci hai ricamato la vita.

Dont’give up, Buon Natale, figlia mia.

stelle di natale

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