L’uomo che aggiustava le cose

C’era un bosco e dentro il bosco una radura e nella radura una capanna e dentro la capanna un uomo, e l’uomo aveva vista scorrere tante lune e tanti soli sopra la sua testa, e tante stelle, così tante da afferrarne una per ogni giorno della sua vita.

E nella capanna le stelle restavano appese al soffitto, e disegnavano esattamente la volta del cielo con tutte le sue immaginifiche previsioni.

E quando toccava all’Ariete spuntare brillare in maniera più convincente, l’uomo prendeva calce e mattoni, e costruiva un muro, e attaccata al muro una rete, e dalla rete veniva fuori un recinto, e dentro il recinto, le cucce, e nelle cucce, la notte, col freddo, andavano a ripararsi i cani.

Se le stelle si mettevano nel carro dell’Orsa Maggiore, l’uomo cominciava a cucire lembi di pelle avanzata dalle vesti dei signori, incrociava colori e forme, aggiungeva borchie e stringhe e cinturini e bottoni, e alla fine erano pronte le sacche da viaggio, per trovare una strada che andasse verso Samarcanda.

Di notte capitava che l’uomo guardasse a testa in su verso il soffitto, e le stelle prendevano la forma di una Venere che usciva dall’acqua, e l’uomo iniziava a pestare nel mortaio, e cinabro, e papavero, e magenta, e polvere di girasole, e poi strappava il fondo di una vecchia sedia e stirava col peso dei suoi milleeuno libri il pezzo di tela che ne aveva ricavato, e poi mescolava i colori, aggiungeva un po’ d’assenzio e di miele, e prendeva tutto e lo buttava di colpo sul pezzo di stoffa, in modo che un firmamento nuovo si spandesse di colpo, e poi ne faceva tendina per finestre.

L’uomo riceveva spesso una donna, più giovane di lui, più bella di lui, più alta di lui, più tutto di lui. La donna a volte camminava senza l’ausilio degli astri, perdeva la luna e la bussola, le nuvole e il tempo, le ore e le lacrime, il riso e il calore, la passione e la fantasia, e allora lui raccoglieva tutto questo e lo infilava in un piccolo scrigno di palissandro, con sopra disegnati un tulipano e due lune, con l’interno di velluto rosso come il fuoco, e quel fuoco teneva tutto al caldo, dimodochè quando la donna si fermava nella casa dell’uomo, lo scrigno veniva aperto, e tutto ritornava nella donna.

L’uomo aggiustava cose e cuori, braccia e pareti, parole e sogni, canzoni e paesaggi.

Quando si sentiva troppo stanco, si metteva sul prato, aspettava che i pulcini gli venissero accanto, e si addormentava.

Sognava di essere lontano, ma non lontano dal mondo.

Sognava di volare, ma non nel cielo.

Sognava, ancora, di essere vivo.

Senza morire mai.

Brian Griffin

Annunci

2 pensieri riguardo “L’uomo che aggiustava le cose

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...