Il lato oscuro dell’amore

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Mi rovesciò su un fianco e mi baciò il collo, sfiorandomi l’orecchio. Sentivo il suo alito caldo e speziato, il suo fiato interrotto dalla frenesia.

Le mani, a stringermi il petto, le gambe incastrate nelle mie. Buttai indietro il capo, cercando di raggiungerle le labbra, le sfiorai appena mentre si ritraeva, dedicandosi alla mia nuca.

Avevo voglia che m’impugnasse il pene, e cercai di farglielo capire, con un movimento di bacino, ma le sue mani si ancorarono al mio torace, con forza.

Capii che voleva che mi lasciassi andare, completamente, e smisi di lottare, consegnandomi a lei.

Mi svegliai di colpo, nel letto vuoto. Nessuna traccia di Viola. Solo il caos delle lenzuola poteva testimoniare il suo passaggio.

Sentii freddo, di colpo, cercai la maglietta a tentoni, la infilai, lo stesso feci con i calzoni del pigiama. Non provai a chiamarla, mi alzai alla sua ricerca, convinto che fosse in bagno o in cucina.

Avrei dovuto comprendere dalle luci spente, che la casa era completamente vuota, ma non volevo arrendermi. Né le sue scarpe, né la sua gonna, o altri indumenti, sparsi come li avevamo buttati la sera prima, mi diedero il conforto della sua presenza.

Era ancora tutto in terra, la sua borsa, semiaperta, sul divano.

Il freddo proveniva dalla finestra aperta, mi affacciai, prima di chiuderla. In strada nessuno. Non poteva essere uscita nuda.

Anche le giacche e gli accappatoi erano al loro posto, aprii il portoncino d’ingresso, convinto di trovarla sulle scale, ma trovai solo l’immobilità dell’ascensore.

Accesi una sigaretta, cercando di capire e di calmarmi.

Inutilmente.

Dalla sua borsa spuntava il cellulare, mi accorsi che un led stava lampeggiando, mi precipitai a prenderlo: nuovo messaggio/ Anna.

Solo tre puntini componevano il testo, come una frase interrotta o non detta, a significare tutto ciò che consonanti o vocali non avrebbero mai saputo dire.

E che io non comprendevo.

Feci il numero di Anna, ascoltai gli squilli con il cuore in gola, fino a che, al quinto, non partì la segreteria. Riprovai tre volte, prima di decidermi a lasciare un messaggio, chi sei, dov’è Viola, rispondi, cazzo.

Mi accorsi di tremare, e non per il freddo, ma per l’angoscia dell’assenza e del non sapere.

Ascoltavo il mio cuore battere senza controllo, mi accorsi che stavo per pisciarmi addosso, corsi in bagno appena in tempo.

Mi venne in mente di accendere il pc, e cercare il numero di questa Anna, corsi alla tastiera, digitai la password, lo schermo s’illuminò. Viola mi guardava definita da milioni di pixel. Feci un salto indietro, terrorizzato, più che dalla sua vista, dal suo sguardo.

Accanto a lei, una donna, sicuramente Anna. Dietro altri uomini, altre donne, tutti con la stessa espressione. Tutti parlavano senza dire, tutti digitavano sui telefonini tre puntini.

Mi svegliai ancora.

Di colpo, cercando Viola con la mano, trovandone la gamba attaccata alla mia.

Sorrisi, era stato un incubo.

La osservai per bene, ne scrutai l’espressione infantile regalatale dal sonno, il piccolo broncio che metteva su nei pensieri della notte.

Mi alzai per andare in bagno, mi accorsi che il pc era ancora acceso, andai a spegnerlo.

Nello schermo vidi me stesso, accanto a Anna, accanto a altri uomini, altre donne.

Tutti in cerca d’amore, dalla parte sbagliata del video.

 

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