L’Uomo senza cappello

L’Uomo senza cappello ascoltava tutti i bambini e tutte le donne.
Ne raccoglieva confessioni di peccati altrui, scene imposte da altri, parole che massacravano anima e cuore, levavano speranza e sogni.
Seduto sull’angolo di uno sgabello aveva cura di mettersi in maniera che lo guardassero dall’alto, che piano piano i tremori delle voci potessero mutare in cascate di pianto dirotto, e dopo in urla di disperazione.
Solo così, alla fine dei racconti, arrivava il momento delle farfalle.
A tutti i ricordi dolorosi spuntavano le ali, e iniziavano a volare per la stanza.
Le donne osservavano stupite, i bambini intimoriti. All’inizio. Poi incominciavano a rincorrere le farfalle, e giro in tondo e giro girotondo, e le bocche ricamate di sorrisi e il cristallo delle risate ancora fragili, fino alla c orsa affannata tutti assieme.
Quando erano stanchi, quando si fermavano, e solo allora, L’Uomo metteva il cappello, e con un semplice gesto invitava le farfalle a entrargli in petto.
Poi, sorridendo, chiudeva la giacca, e le portava via.
Un ultimo sguardo indietro, e se ne andava.
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http://wordsocialforum.com/2015/03/06/giovani-prospettive-omaggio-di-parole-a-francesca-dafne-vignaga/

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