17,57

Diciassette e cinquantasette recita l’orologio,
quindi il Tempo si è fermato senza neanche avere il buongusto di suonare la campana del ring in cui i colpi proibiti non vanno per il sottile.
Osservo il livello del liquido nella bottiglia, non spero più che l’acqua si trasformi in vino, tantomeno che mi possa dissetare.
Ho masticato foglie di menta, inciampato in aghi di pino così grossi che ne avrei potuto costruire recinti, incamerato minuti e sprecato settimane, bevuto parole dimenticate in fretta, mi sono intossicato di latte scevro di scremature.
E tutto ciò non mi ha reso più uomo di quando emisi il primo vagito, piuttosto lampante come la retromarcia non eviti le curve senza paracarro.
Faccio le somme, algebricamente precise, tra iperboli e sinusoidi la X non ha portato a soluzioni accettate dai docenti annoiati, ma fu vita, in ogni modo, è vita nonostante, sarà vita, a prescindere.
Fino a che, almeno, Tempo non emetterà un brontolio troppo sordo.

 

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