Domani, il domani.

È un giramondo sinusoidale 

questo nascondarello, questo tenersi tra le dita come il gioco della bandiera, 

si rincorre e si fugge, si nasconde lo sguardo sotto un fazzoletto

bianco esattamente inciso in quelle nuvole.

Il soffio non si fa vento, piuttosto mormorio, 

il riso ha necessità di coltivazione selvatica, 

se pur  curata.

Passano ore e giorni eterni, inutili al dirsi tempo,

passano inascoltate eruzioni delle pagine,

tracce in cui si ritrova un mondo in trasformazione.

Passa tutto, ma non passa il segnale di arresto, 

seppur stanchi di corse e corsie non preferenziali

lanciamo avanti gli occhi,

e li facciamo sentieri sui quali 

scansiamo l’abitudine.

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